BELLA ITALIA

Parlare ed interessarsi di bellezze naturali, storiche e monumentali sparse per l’Italia, esigerebbe una profonda conoscenza, fatta di vera cultura artistica nelle varie discipline attinenti. Visitare e vivere la nostra Nazione più superficialmente da turista, è invece una condizione a cui in tanti aspiriamo e che in molti mettiamo in pratica. Quindi mi limito a sorvolare lo Stivale Italico da turista, con una cronaca condita con un pizzico di considerazioni artistiche, storiche, politiche e naturalistiche di alcuni dei più bei siti italici. Io, a onor del vero, mi sono sempre sentito un viaggiatore, non un turista.

Che bella la nostra Penisola Tricolore! Ho viaggiato in tutto il mondo, arrivando a sfiorare tutte quattro le punte della rosa dei venti del nostro pianeta, ma Lei, l’Italia, rimane la prima Nazione in assoluto nelle mie preferenze e nel mio cuore. Bella fatica, direte voi, sei nato qui…e la propria casa, (come la Mamma) è sempre la Casa! Può darsi, ma affermo quanto sopra, non per la bellezza della natura: ci sono posti nel globo terrestre da togliere naturalisticamente  il fiato.

Rosa dei venti

Non per la storia: ci sono luoghi nel mondo con altrettanto  spessore storico.

Non per la gente: ci sono popoli più socievoli ed aperti dal punto di vista umano e religioso.

Non per la politica: ci sono nazioni con democrazie più giuste ed equilibrate (sempre che si consideri la democrazia la forma di amministrazione politica più avanzata).

Non per  il clima: ci sono zone climaticamente più piacevoli e vivibili a tutto vantaggio della nostra salute.

Non per il benessere: esistono stati con un livello economico molto più alto.

Per che cosa, allora?!  

Per la commistione e l’equilibrio di tutte queste cose messe insieme. Così come il Sole 24 Ore stila annualmente la classifica delle Città Italiane per miglior qualità di vita, io mi sento di indicare , secondo le mie esperienze dirette, la miglior Nazione del Mondo. Naturalmente, per definire il primato, sono di parte perché prediligo certi requisiti invece di altri, ma li prendo tutti in considerazione. Quindi, secondo il mio parere, la miscellanea di tutte le condizioni sopra elencate, delinea il mio responso: la nostra Italia è una delle Nazioni con la più alta qualità della vita, se non la prima. Abbiamo veramente avuto fortuna quando il  destino ci fece nascere qui, con genetiche code italiche. Spesso sento lamentele e malcontenti riguardo a quanto c’è sulla nostra tavola dei desideri, mediterranea ed europea al tempo stesso. Si citano sempre ad esempio di miglior virtù, altri stati, più progrediti e civili, vicini o lontani. Dimentichiamoci per un attimo tutte le nostre sozzerie e vergogne attuali, politiche e non. Attualmente quasi impossibile!…(sto scrivendo con il sottofondo radiofonico  in diretta dello sfacelo della credibilità del parlamento e delle forze politiche storiche), ma fate uno sforzo. Mettete da parte per un attimo le carenze distribuite su tutta la Penisola, e  vi accorgerete che il nostro è un Paese ideale.

Qui da noi, clima, società, religione, natura, cibo, benessere e non ultimo libertà ( in senso lato), sono fiori dal miglior profumo che ci possa essere in uno stesso mazzo.  Una mescolanza di elisir che ne crea uno unico e piacevole, anche per nasi “puzzoni”.   E’ ovvio che le migliori essenze (in assoluto e prese singolarmente)  sono presenti talvolta altrove, ma, per ribadire il concetto, non si trovano mischiate con lo stesso gradevole equilibrio. Ringraziamo il Cielo per avere geni del tipo Sud Europeo. Geni intesi come genetica fisica ed anche, di conseguenza, geni intesi come eccelse personalità che hanno marcato la crescita dell’intera umanità, non solo italiana. Italia, madre di architetti, poeti, cuochi, artisti e naviganti (non è un luogo comune). Non dimentichiamoci inoltre che San Pietro e San Paolo vennero proprio qui a creare quella che è la più santa e rivoluzionaria mano lunga di Dio. E pensare che siamo dei bastardi unici al mondo, creati da impure progenie: etruschi, romani, vandali, normanni, goti, greci, bizantini, cartaginesi ed anche arabi e saraceni, hanno ingravidato di volta in volta le madri che ci hanno partorito, dal nord fino al sud. Se valesse il detto “una faccia, una razza” tanto usato con i greci di oggi, noi avremmo un reggimento di gemelli sparsi per il mondo.

L’argomento Italia apre le porte ad una infinità di considerazioni.

Mi limito ora a pigiare nel tino ricolmo di piacevoli siti storici e naturalistici italiani, facendone uscire il nettare migliore. Paesi paragonabili a gioielli di assoluto pregio, distribuiti su tutto il nostro territorio. Sarebbe facile parlare di Roma, Firenze, Napoli, Palermo o Venezia… o di tutte le nostre piccole città d’arte. Mi rivolgo invece al genius loci di piccoli borghi, poco turistici e spesso sconosciuti ai più. E’ più utile, per noi italiani, descrivere per esempio Pieve di Tremosine, che non città conosciute in tutto il mondo. Questo piccolo paesino, è un borgo abbarbicato sulle montagne bresciane del Lago di Garda.  Arrivando lassù, salendo in automobile attraverso una rocciosa e suggestiva forra, si respira aria pura dove il mondo di un piccolo altopiano dialoga con il lago e  le atmosfere alpine incontrano quelle ancora mediterranee. Poche case, ancora di struttura medioevale, con la vista a strapiombo sul lago, da un’altezza di circa 400 mt.

Le descrizioni paesaggistiche si sprecano per descrivere il piccolo paese situato su un terrazzo naturale come questo. Qui si va ancora in montagna a tagliare erba per gli animali. Tra lago e cielo ci sono stalle, caseifici e malghe antiche. Al tramonto, quando il Benaco giù in fondo si incendia di fuoco, il grappolo delle case intorno al Castel  e alla chiesa di San Giovanni Battista, accoglie il passeggero nei suoi vicoli stretti e lo protegge. Un antichissimo sentiero, ancora presente, raggiunge il lago per chi volesse spendere energie da montanari. Il borgo, fu tolto dall’isolamento nel 1913 quando si inaugurò la prima strada di collegamento fra le frazioni della zona con il Garda. Poi, nel 1931 con l’apertura della gardesana occidentale, si diede la possibilità anche ai turisti di passaggio, di poter andare a gustare le straordinarie visioni a quella quota e a strapiombo sul bacino d’acqua dolce sottostante. 

Civita di Bagnoregio invece, altro paesino di 8 anime (oggi), ha un fascino del tutto diverso e veramente unico, perla nelle perle delle meraviglie italiane. E’ nota, nella tradizione popolare, come la città dei morti. Ma niente è oggi più vivo dal punto di vista turistico. Piccolo borgo tutto arroccato su una piana e circolare rupe di circa 150 mt di diametro, che si alza e si isola dalla vallata sottostante, a 360 gradi. E’ straordinaria. Vedendo per la prima volta la piccola urbe, collegata al resto del mondo attraverso un lungo e stretto ponticello artificiale (un tempo naturale, prima della sua distruzione in seguito ad un terremoto), ebbi veramente una visione onirica. In una giornata autunnale con la bruma che avvolgeva a valle l’intero colle tufaceo, sembrava un’isola sospesa tra cielo e terra. E’ pervasa tra l’altro da un misterioso senso di vestigia non ancora interpretate, anche se l’origine etrusca e il successivo passaggio dei Longobardi con il conferimento al Papato da parte di Carlo Magno , sono ben noti. I colori spenti dei calanchi che circondano il borgo e che contrastano con i colori dorati del tufo, fanno di Civita un luogo unico, allegro e triste allo stesso tempo. Mi ha sempre dato l’impressione di una realtà (come Venezia per aspetti analoghi), destinata a sgretolarsi ed evaporare dopo la fine della vita che l’animò nei tempi di maggior splendore. Solarità e tramonto al tempo stesso. Paesaggio crepuscolare degno degli analoghi pensieri di Tomas Mann per la città lagunare veneta. Vale un viaggio apposito, seguite il mio consiglio, approfittando poi della visita di  tutta la successiva etrusca Tuscia.  

Civita di Bagnoregio

Finiamo ora nel profondo sud, caldo, profumato, solare ed insulare. Cefalù, più nota e affollata dei precedenti borghi, è terra del mito, perché la bellezza del naturale si spiega solo attraverso il mistero del sovrannaturale. La mitologia è qui passata in pompa magna. La popolazione è profondamente legata al mare, ma con cordoni ombelicali che la assoggettano alla Trinacria di terra. Le isole italiane d’altronde sono atipiche, nel senso che sono sempre state popolate da uomini di terra ma circondati dal mare. Terra di conquista di veri popoli marinari che venivano da lontano. La Sardegna ne è l’esempio principe. A dimostrazione di ciò, pensate che il piatto tipico, circondato da prelibatezze ittiche, è la pasta a taianu (al tegame) condita con ragù di carne e melanzane. Di Cefalù, a mio avviso il posto più suggestivo (dal punto di vista turistico) delle coste sicule, mi ricordo il profumo del mare, le rinfrescanti granite, naturalmente accompagnate con soffici e tiepide brioscie sicule, e i colori. Colori che ritroviamo nelle ceramiche tipiche della zona. Mare, sole, profumi e calori siciliani rinfrancano lo spirito.  Uliveti e profumati  agrumeti  finiscono nel profondo blu di un mare accarezzato da nubi bianco latte.

Cefalù

Qui il sentimento viene aiutato ad esprimersi nei suoi valori più alti e sensuali. L’amore assume un caldo aspetto mediterraneo che induce alla naturale riproduzione della specie o anche solo a più frequenti corteggiamenti (stessa cosa che per alcuni, a detta del prof. Moretti, accade nello spirituale eremo di Chiusi di La Verna -Toscana-). A chi ci va romanticamente in coppia, corre il positivo rischio, spesso, di tornare con un ospite in più.

Pensate che ho citato solo tre siti , rispettando la par condicio fra nord, centro e sud. Di questi borghi nascosti (i primi due) o poco frequentati da noi Padani (il terzo), ne possiamo contare a migliaia. Se volessi poi fare una cernita di quelli più originali, ne potrei nominare ben 209, per bellezza, ospitalità, accessibilità e riconoscibilità storica, in accordo con la pregevole iniziativa di alcuni sindaci dell’ANCI che hanno valorizzato e pubblicizzato i borghi antichi più belli d’Italia. Volevo concentrare la vostra attenzione solo sui nostri straordinari siti storico-paesaggistici, ma mi sono fatto prendere la mano. L’Italia d’altonde è una salsa verde fatta di verdure di ogni tipo. E quindi io, sguazzandoci dentro, ritorno, da buon italiano,  alla nostra storia. Siamo riusciti nel corso degli ultimi due secoli, a costo di sofferenze e vite umane, a riunire sotto un solo stendardo, un guazzabuglio di usi, costumi, dialetti e mentalità, tutti figli di luoghi originali come quelli descritti. L’omogeneità  non è del tutto completata. Per certi versi è un bene, se pensate alle tante caratteristiche consuetudini regionali, ma ancora oggi, purtroppo, persistono  rigurgiti di razzismo anche solo fra campanili vicini.

Giuseppe Garibaldi

Comunque sia, Giuseppe Garibaldi, che alcuni chiamano eroe, altri mercenario, altri ancora carismatico amatore di donne (sconfinato, nel mietere vittime, anche in Sud America), ha compiuto una storica, ardua e memorabile impresa. Ha saputo creare il primo embrione di Stato Nazionale.  Il Jack la prima volta che venne a casa mia, rimase sorpreso nel vedere il tricolore all’ingresso. Ora ho cercato di spiegarne il motivo: è per tutto quanto detto fin qui che ho issato la bandiera verde-bianco-rossa davanti alla mia abitazione.

Non per scimmiottare i Sud Africani, o gli Australiani o, primi fra tutti, gli Americani, ma per dire semplicemente: siate fieri di essere Italiani, amate l’Italia e rispettate il suo patrimonio!

ANTONIO PELLACARPI

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