FRANCESCO CAIFFA

Come già detto non scrivo quasi mai di cronaca. Oggi però è doveroso porre l’attenzione su un fatto che personalmente mi ha creato grande sconforto. È cinque anni che studio all’ Università di Bologna ed è cinque anni che mi sento davvero parte di una grande comunità come quella di noi studenti qui nel Comune di Bologna. In un certo senso Unibo, per tutto quello che ho passato e per gli ultimi mesi che vivrò come studente, rappresenta per me una seconda grande famiglia.

Leggere della morte di un mio quasi coetaneo, di un collega, mi ha davvero scosso. Ho pensato che magari se l’avessi conosciuto mi avrebbe confidato le stesse emozioni. Ho pensato che anche lui forse sentiva Bologna e l’Università come casa e come famiglia. Ho pensato che pure lui era ansioso di vivere altre fantastiche esperienze che gli avrebbe riservato la vita. Ho pensato che su quel balcone ci era andato magari a fumare solo una sigaretta. Insomma, ho immaginato che Francesco Caiffa poteva benissimo essere stato un mio amico o un mio compagno di corso. Poteva essere ognuno di noi.

Sono davvero triste e amareggiato.

È doveroso, da parte nostra come comunità studentesca e da parte di tutta l’Università come istituzione, ricordare Francesco. Non si può far finta di niente.

È morto un ragazzo. Francesco era uno di noi, un ragazzo con speranze e sogni come i nostri.

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