IL WALZER DEL PD

Il politico italiano ha un vizio: guardare i modelli esteri come “l’isola di Utopia” e cercare di importarli. Si passa dalle leggi elettorali, alle riforme costituzionali, ai cambiamenti strutturali, etc.. Eppure, già nel 1748, Montesquieu nello “Spirito delle leggi” metteva in guardia nel considerare una legge giusta per antonomasia.

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“Lo spirito delle leggi”, Montesquieu, ed. 1749.

Rapportato ai giorni nostri, il monito del filosofo francese trova ancora un forte riscontro: ha senso continuare ad importare modelli che funzionano perché propri di uno Stato, di una Nazione, di un territorio, con la pretesa che anche da noi abbiano lo stesso risultato?

Ogni disegno di riforma o tentativo di essa, ha sempre compreso quell’aggettivo “all’italiana” che ormai agli occhi dell’opinione pubblica è diventato quasi uno scherno o sintomo di pressapochismo: è il caso ad esempio di riforma elettorale di “stampo tedesco… all’italiana”.

Oggi è la volta delle primarie PD, meccanismo di fondamentale importanza per partecipazione e interesse dell’elettore. Così snaturato, però, non fa altro che delegittimare il vincente agli occhi degli elettori “avversari”.

A differenza delle primarie statunitensi le quali servono effettivamente a formare il leader del partito, in Italia (salvo poche eccezioni) sanciscono una fine già scritta: attribuire maggiore consenso elettorale degli iscritti alla persona considerata come leader ex ante. Dipende sempre dalle varie sensibilità umane ma questo può avere dei risvolti negativi sul candidato vincente: un aumento dell’ego in maniera esponenziale.

Di fatto, quindi, noi assistiamo ogni anno a candidature “farlocche” e giri di walzer i quali, più che creare l’idea di un partito forte, lo rendono già in partenza una barzelletta.

Il PD di oggi, apparentemente, non ha ancora capito come superare “l’empasse primarie” continuando a perpetuare un meccanismo che non fa altro da regolatore di conti all’interno del partito stesso: i dalemiani, i bersaniani, i civatiani, i renziani, etc. I Democratici non capiscono invece che questa è ormai una mossa politicamente distruttiva, soprattutto se le forze politiche concorrenti sono compatte e coese.

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Locandine primarie PD

Il tutto è condito da una retorica trita e ritrita che definisce questo momento di partecipazione “un bel giorno per la democrazia” sottolineando come la “diversità della sinistra” risieda in questi momenti.

Il giro di Walzer del PD, come ad ogni scadenza di segreteria, ha inizio con la sfilata di dichiarazioni di uomini politici che non solo hanno contribuito alla disgregazione del partito stesso, ma che si mostrano ogni volta come la migliore possibile alternativa ai problemi contingenti. Ecco qui, le primarie all’italiana!

Nonostante le continue ricadute, le dichiarazioni all’unità del Partito, alla compattezza, alla formazione di un ordine progressista, e al contenimento delle destre, sono ricorrenti. L’epilogo è però sempre lo stesso: in Via del Nazzareno a Roma, si parla soprattutto di gerarchie di potere interne.

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Via del Nazareno, Roma

Un esempio è dato dall’ex ministro dell’interno Marco Minniti che dopo essersi candidato ufficialmente si è immediatamente ritirato dichiarando: “si è palesato il rischio che nessuno raggiunga il 51%. Sarebbe la prima volta che un segretario viene eletto senza la maggioranza”, il che equivarrebbe ad “accettare l’idea di un partito che sia solo una confederazione di correnti”. Non si possono criticare le ragioni personali delle decisioni da lui prese, ma certamente si può ipotizzare che forse il PD sia sempre stato una confederazione di correnti. Basti solo pensare a tutte le minoranze e fazioni che esso ha al proprio interno, riflettendosi anche nei gruppi parlamentari.

Il tutto è condito da un atteggiamento perpetuato da Matteo Renzi, il quale non solo si comporta da menefreghista facendo finta di non interessarsi, ma facendo trapelare voci di una possibile nascita di un nuovo partito di Centro da lui presieduto. Tutto ciò per ribadire come anche questo sia ormai un problema strutturale dei Dem: sembra abbia più senso continuare a litigare sulle dinamiche di potere interne invece che porre le basi per una vera rinascita della sinistra italiana.

A maggio di quest’anno, Calenda lanciò il manifesto «dell’alleanza repubblicana che punta ad andare oltre gli attuali partiti e aggreghi i mondi della rappresentanza economica, sociale, della cultura, del terzo settore, delle professioni, dell’impegno civile».

Continua la gara di ballo: si ferma di nuovo la musica da sala… si ricompongono nuove coppie e si riparte per l’isola che non c’è.

 

EDOARDO CAPPELLARI

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