LA (S)VOLTA BUONA?

Maurizio Martina ha finalmente incominciato a “picconare” il muro autoreferenziale che permane all’interno del Partito Democratico: “non possiamo fare un congresso-referendum, anche perché i protagonisti sono differenti e Renzi non c’è. Mi candido perché in questi mesi ho visto le fatiche del Pd e i suoi limiti e penso di sapere dove mettere le mani per ricostruire un’idea di partito organizzato, plurale e capace di sperimentare vie nuove di partecipazione”.

Inoltre, ad avviso del candidato alla segreteria, è ora di lasciare da parte la tipica smania dalemiana: bisogna ricreare un dialogo con il popolo (sovrano) e non tra capi fazione di partito. Visto che di saggezza popolare si sta parlando è giusto citarne un proverbio: “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.tra dire e il fare.jpg

I buoni propositi sono sempre da elogiare: in effetti come incipit di ricostruzione, l’intervista rilasciata a David Allegranti il 20 dicembre per il Foglio fa ben sperare.

I candidati alla segreteria del Partito Democratico sono sei e stando agli ultimi sondaggi realizzati dall’Istituto Twig vedono come favorito Nicola Zingaretti. Seppur di soli sondaggi si stia parlando, possiamo affermare che Maurizio Martina non uscirà vincitore dalle primarie.

La nota positiva è che all’interno del partito, almeno a parole, sembra che ci sia volontà nel creare un vero dibattito interno basato su un’azione politica di opposizione ad un governo incoerente e barcollante soprattutto per quanto riguarda l’approvazione della Legge di Bilancio.

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Sondaggi BiDiMedia

Il PD in questo senso dovrebbe allegare a Statuto l’intervista di Martina per non perdere l’occasione di poter iniziare a ricavalcare l’onda del successo. L’unica nota dolente dell’intervista rilasciata da Martina è l’incongruenza che si riscontra tra quanto detto e la realtà contingente: “Per dichiarare guerra alle disuguaglianze e promuovere una certa idea di sviluppo, sfidando così Lega e Cinque stelle, il Pd da solo non basta”.

Per essere faziosi: è un’apertura velata ad una possibile alleanza con Forza Italia? Se così fosse, allora cadrebbero tutti i buoni intenti fino ad ora citati.

Un ulteriore elemento che conferisce forza all’idea di Martina è quello di dover ripartire dal concetto di redistribuzione: “abbiamo deciso di giocare la nostra sfida congressuale partendo dalla parola ‘redistribuzione’, adeguandola al 21esimo secolo. Oggi essere una sinistra radicale, moderna e riformista significa sfidare chi propone condoni fiscali offrendo una nuova idea della fiscalità al servizio delle uguaglianze. Serve una tassazione per le multinazionali che vendono in questo paese, senza aspettare fantomatici accordi internazionali che non arrivano mai. Le grandi multinazionali che vendono commerciano in Italia devono pagare le tasse proprio come un piccolo-medio imprenditore italiano. Dobbiamo abbattere il costo del lavoro a tempo indeterminato, facendo leva sulla stabilità del lavoro per renderla più conveniente. Dobbiamo superare il contante, dandoci un anno di tempo per realizzare quest’obiettivo”.

Ecco un vero e proprio programma di sinistra.

Il dialogo deve essere alla base di tutta l’attività politica e non una parola usata solo per fini propagandistici. Basta vedere in questo senso come 5 stelle e Lega (nord) abbiano “tradito” i propri principi, anche se solo legati alle procedure parlamentari: a fronte di una Legge di Stabilità approvata tramite fiducia sullo scadere dell’anno, che ne è dei concetti di trasparenza e onestà così come presentati in tutti i mesi di campagna elettorale passati?

Il problema del Paese è quello enunciato da Martina: manca la costruzione di dialogo non solo nel vertice della piramide, ma soprattutto alla base. Sembra che il patto sociale sia saltato in tutti i frangenti della società, che si trova spaesata, arrabbiata e delusa.

L’elettore, o meglio dire il cittadino, in questo momento storico è come se fosse un escursionista che esce in canoa per attraversare un fiume ed improvvisamente vede la propria imbarcazione affondare: incomincia ad annaspare nell’acqua e spaventato, cerca di nuotare per ritornare al punto di partenza (che conosce bene). Chi può biasimare un comportamento simile? Il problema è che il futuro è sull’altra sponda.Che_cosa_significa_sognare_di_annegare.jpg Che fare? È assurdo convincere chi sta affogando che sia più razionale nuotare dall’altra parte del fiume per salvarsi la vita anziché tornare al punto di partenza: una persona in procinto di morte rifiuta ogni indicazione ed agisce di istinto. Perché non immergersi nell’acqua e cercare di accompagnare chi sta affogando dall’altra parte invece che dare indicazioni dalla capitaneria di porto?

Se questo è l’intento di Maurizio Martina, mia profonda stima ed esortazione: abbiamo bisogno di leader che guidano e non capi che comandano, di una “politica vera” e non di una “politica contro (Berlusconi, alle destre, ai 5 stelle, etc.)”

 

EDOARDO CAPPELLARI

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