GRETA THUNBERG BIMBA PRODIGIO?

Aurelio Peccei è stata una delle figure dirigenziali di spicco del secolo scorso nel panorama mondiale. Uno di quegli uomini che hanno costruito una nazione attraverso la guerra, lo studio, la fatica.

aurelio peccei

Aurelio Peccei

Peccei nasce nel 1908: un uomo novecentesco in tutti i sensi. Laureato in Economia a soli 22 anni, vince borse di studio per studiare alla Sorbonne di Parigi e visitare altri paesi europei. Membro della resistenza durante la guerra, membro del consiglio d’amministrazione FIAT, Cofondatore di ALITALIA, membro del consiglio d’amministrazione di OLIVETTI.

Insomma, un curriculum che occuperebbe numerose pagine scritte in allegato.

Peccei non solo possedeva una chiara dote manageriale, deteneva soprattutto intelligenza e
lungimiranza

Tralasciando quindi tutto il suo passato dirigenziale nelle più importanti aziende italiane dell’epoca, facciamo un volo pindarico fino al 1968, anno in cui fonda il CLUB DI ROMA: No, non l’A.S. ROMA di calcio.

 Il Club di Roma è un’associazione composta da scienziati illustri, economisti, uomini d’affari, attivisti, capi di Stato che cercano di risolvere i problemi globali tramite risposte concrete individuando i principali problemi che l’umanità dovrà affrontare.

club di roma

Logo del Club di Roma

Peccei, non pago di tutta la propria attività, nel 1972 entra anche a far parte del WWF come primo sostenitore del concetto che verrà solo nel 1987 coniato: sviluppo sostenibile. Attenzione a questa ridondanza: il termine sviluppo sostenibile è proprio figlio degli anni ’80. È nell’epoca della corsa allo sviluppo indisciplinato, dell’epoca reganiana e tatcheriana che si è sentito il bisogno di attribuire l’aggettivo sostenibile al sostantivo sviluppo. Di per sé però, già la parola sviluppo dovrebbe avere implicito il significato di salvaguardia della generazione futura. Se non fosse così si chiamerebbe autodistruzione.

Nel 1969 Aurelio Peccei pubblica il libro “Verso L’abisso” nel quale individua:

  • Il pianeta e il genere umano sono un nucleo inscindibile.
  • Per evitare quanto citato al punto 1, bisogna incominciare a pianificare un metodo innovativo per lo sviluppo e la produzione a livello globale.

In una famosa intervista, Regan rispose indirettamente a Peccei, sottolineando che per gli Stati Uniti ridurre la produzione e il consumo di energia non rinnovabile sarebbe stato sinonimo di decrescita. Non era concepibile.

Perché ho voluto fare questa introduzione interminabile che avrà già annoiato il lettore?

manifestazione milano friday

Manifestazione “FridaysForFuture”

Venerdì 15 marzo 2019 c’è stata la manifestazione “FridaysForFuture” dove ragazzi e ragazze di tutto il mondo hanno scioperato e sono scesi in piazza per chiedere ai governi una politica ambientale migliore.

Bisogna premettere che ad avviso di chi scrive, le manifestazioni serie, funzionali e strutturate hanno senso di esistere perché portano alla luce dell’opinione pubblica argomenti che altrimenti sarebbero relegati ad aule di studio

È necessario però scrivere alcuni appunti in merito a quello che è successo venerdì.

C’è veramente una coscienza generalizzata nell’opinione pubblica per una consapevolezza così ampia sugli effetti dovuti ai cambiamenti climatici? La domanda è lecita perché di fronte alla discussione di alcune politiche più o meno ambientaliste si evita di condannare un sistema economico che di fatto prevede uno sfruttamento delle risorse illimitato.

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Purtroppo, c’è la convinzione generalizzata che sia in capo al singolo il dovere di lasciare un mondo più pulito (l’imperante individualismo della società moderna), senza mai pretendere però che venga messa in discussione la struttura economica nel quale l’individuo può agire. A testimonianza di ciò spesso il tema “Inquinamento globale” viene relegato a quanto un individuo medio consuma e mai a quanto inquinamento produce l’azienda che fornisce il bene. In un’economia di scala non è quanta carne mangia il singolo consumatore che produce indirettamente esternalità negative, ma è la sovrapproduzione che provoca sprechi e rifiuti. Vi siete mai chiesti quanti prodotti vengono buttati da intere catene o filiali di supermercati?

Quanto scarto produce il sistema che si fonda la grande distribuzione?
Inoltre, il mercato è “intelligente” e si adatta alle nuove tendenze: mangiare Quinoa rispetto alla carne produce un beneficio strutturale al pianeta terra? O produce un beneficio all’ego dei consumatori “eticamente corretti”? Ci sono ad esempio numerosi casi documentati di deforestazioni dovute alla necessità di creazione di nuovi campi coltivati di Quinoa.

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Ande boliviane

Ritornando al tema principale: il problema inerente all’inquinamento ambientale è strettamente correlato al pensiero economico ormai defunto e sbagliato (ma anche l’ultimo che l’uomo conosce) della produzione illimitata. La grande distribuzione si fonda proprio su questo meccanismo: sulla produzione più che sulla vendita. L’importante è aumentare il giro d’affari.

Ritornando al tema principale: il problema inerente all’inquinamento ambientale è strettamente correlato al pensiero economico ormai defunto e sbagliato (ma anche l’ultimo che l’uomo conosce) della produzione illimitata.
La grande distribuzione si fonda proprio su questo meccanismo: sulla produzione e non più sulla vendita. L’importante è aumentare il volume d’affari.
Bisogna sì alzare la voce per ottenere un “mondo più pulito” ma è bene rammentare che l’8 novembre 2016 è stato eletto a capo della nazione più potente al mondo (forse ancora per poco visto l’avanzare della Cina) Donald Trump, il quale in numerose uscite pubbliche ha ribadito come l’effetto serra sia una bufala costruita dai media.
È bene inoltre ricordare che nel 2005 è entrato in vigore il protocollo di Kyoto il quale non venne ratificato da USA, India e Cina (praticamente i maggiori produttori di inquinamento ambientale) e che alla conferenza sull’ambiente di Doha (il così detto protocollo di Kyoto 2) ha visto come aderenti gli Stati responsabili del solo 14% delle emissioni totali nel mondo. USA, Canada, India, Cina, Giappone, il Brasile, il Sudafrica: non pervenuti!

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Conferenza sul Clima di Doha

Concludendo: è imprescindibile che una manifestazione mondiale come quella di venerdì 15 marzo in minima parte smuova le coscienze e venga risaltata a livello globale come un’azione importante. Il problema risiede nel fatto che il rischio sia quello che già è avvenuto dal 1960 fino ad oggi: diventa più una notizia che una presa di posizione da prendere. Sostanzialmente diventa uno dei tanti cavalli di battaglia ai quali salgono in groppa i media, senza poi arrivare allo scopo prefissato. Il caso della ragazzina attivista Greta Thunberg ne è l’esempio lampante: è più importante dare seguito alla bimba prodigio o al contenuto dei discorsi che fa in pubblico? La questione promossa dalla ragazzina svedese è la stessa che fior fiore di scienziati e VIP hanno già esposto da diversi anni.
Se lo fa una bambina però è diverso… fa audience.

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Greta Thunberg al Parlamento europeo

Che i tempi siano veramente maturi per cambiare le cose realmente?

EDOARDO CAPPELLARI

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