IL BACIO

La censura in passato ha sempre trovato terreno fertile in ogni campo dell’informazione. Oggi i diserbanti hanno fatto terra pulita, ma qualche papavero rosso (sinonimo di VIETATO ESIBIRE) ancora rimane. Il sesso è sempre stato l’argomento principe a cadere nelle trame a maglia stretta della limitazione di espressione altrui, sia di parola che di fatto. Se parlassi quindi di sesso, dovrei esporre il bollino rosso per evitare la lettura a persone con caratteri troppo sdegnosi o sensibili , e non mi riferisco ai minori ( a loro non gliene farebbe un baffo) ma a figli di una educazione sessuale, purtroppo, non corretta e non equilibrata….di solito di maggiore età. Per mentalità, per esperienza passata, per limiti di cultura o anche solo per usanze generazionali e rigidi costumi .

Ma io voglio parlare solo del bacio.

Quanto detto poc’anzi in riferimento alla censura sul sesso, vale solo in parte per il bacio, in quanto esso è come un diamante, ha molteplici facce con espressioni e valenze diverse: a volte anche quella sessuale, ma spesso anche solo quella affettiva, quella amichevole o quella di saluto (usanza, purtroppo, non italica). Non so perché ma questa ostentazione di una manifestazione fisica che di solito ha un’origine sana, affettuosa, pulita, limpida, senza secondi significati e fini, rimane ancora un tabù. Certo, a volte è anche dimostrazione di passioni profondamente ormonali, ma ciò non toglie che in tante persone provoca un rifiuto psicologico, quando lo vedono mettere in pratica pubblicamente da persone fisicamente nelle vicinanze. Spesso il luogo la fa da padrone ed è galeotto: quello privato va bene, quello pubblico no. Il buio è positivo, la luce no. Qui dovrei entrare in un argomento che prenderebbe una piega alla Francesco Alberoni, alla Alfred Kinsey o allo psicologo sessuologo generico, che non mi compete. Quindi, giro al largo e vi parlo del bacio visto in un’ottica storica, frivola ma anche un po’ intimistica. Voglio solo anticipare che il bacio è per me una semplice espressione dell’amore, che nella maggioranza dei casi non ha secondi fini a sfondo sessuale, anche se dato sulle labbra. Non mi riferisco alla consuetudine russa di decenni fa (l’essere “compagni” poteva far pensare all’essere amanti), ma solo a due persone che si amano.

Marcello Mastroianni e Anita Ekberg in ” La dolce vita”

Sul suo spingersi più in fondo, in ambiente umido con uso dei muscoli linguali, ci sarebbero da fare dei distinguo, ovviamente. La mancanza di pudori pubblici in alcune persone non ha limiti. Ho assistito parecchi anni fa ad un matrimonio, dove gli sposi, alla classica esortazione dell’officiante “ora datevi pure un bacio” (allora usava ancora), offrirono a tutti i presenti la visione delle loro lingue, bagnandosi a tal punto da sembrare quasi un rito aborigeno. Vi lascio immaginare la faccia del prete preso in contropiede, visto che proprio lui aveva aperto le danze: si aspettava un valzer e si è ritrovato un rock and roll. Ciò nonostante, anche nella sua forma più superficiale ed ingenua, solo da una minoranza è vissuto come una cosa naturale, pulita e pubblicamente esibita.

La maggioranza di noi è condizionata da ipocrisie, finti perbenismi e, fondamentalmente, da una sbagliata educazione sessuale o anche solo da disarmonici rapporti di affetto. Tanti  giustificano questo fatto con il pudore. Intendo non solo fra un marito e una moglie o un fidanzato e una morosa, ma anche fra genitori e figli, o fratelli e sorelle o semplicemente amici  e amiche. Una cieca morale bacchettona ha fatto la sua parte. Diciamo che abbiamo qualche giustificazione, ma, attenzione, solo qualcuna.

Ripetendo il pensiero perché la cosa mi rattrista, il vederlo compiere colpisce, e a volte scandalizza, ancora oggi nel terzo millennio: anche solo un bacio in pubblico sulle guance fra un padre e un figlio; più accettato quello fra un padre e una figlia. La mentalità maschilista dell’uomo “macio”  è dura da scalfire. Escludendo atteggiamenti morbosi o esplicitamente fuori dalla norma, spesso la vergogna o la rigida educazione ricevuta in famiglia, limita l’esprimere quello che nel cuore c’è ma che non viene esternato.

Per rimanere nell’ambito familiare, la prendo alla lontana.

Ius Osculi

All’epoca romana, fin dagli albori ( rimasto il solo Romolo dopo l’uccisione del fratello Remo), era in vigore lo IUS OSCULI . Mi aggrada pensare che il marito o la moglie dovessero darsi almeno un bacio al giorno. Si trattava pressoché di questo, almeno nelle mie fantasie storiche. Sarebbe molto di più di quello che tante coppie di oggi fanno, e, peggio ancora, che in tante famiglie non si consuma minimamente. Ma purtroppo in questo bacio giornaliero (se anche fossero stati più di uno, meglio) non c’era solo una esigenza di limpido affetto dimostrato senza vergogna e senza alcun retro pensiero. Voglio dire che, con il tempo,  il baciarsi prese una piega diversa: serviva al coniuge o al parente per sapere se il baciato avesse bevuto. Venivano coinvolti, senza gelosie, anche i parenti, quindi era esteso a tutta la famiglia. Si cercava puzza di residui alcolici: era diventato fra i romani un vero e proprio etilometro inter domus

La cosa non si fermò qui, perché se da un lato aveva un aspetto positivo (gli effetti degli abusi alcolici in una coppia o in una famiglia potevano e possono essere devastanti) dall’altro iniziò a procurare fra i baciatori una conseguenza sgradevole: l’herpes simplex labiale.Solo arrivati al I° secolo dopo Cristo,  intervenne Domiziano che divulgò un editto con l’abolizione dello Ius Osculi, per ragioni sanitarie. Ad onor del vero, bisogna confessare che tutto quanto fin qui scritto, nei primi 8 secoli di storia romana, veniva imposto dai soli uomini (era una società maschilista) per  esaminare le donne, cioè se avessero fatto uso di sostanze alcoliche, purtroppo. Nella pratica realtà, lo Ius Osculi era un diritto del marito esteso a tutti i suoi familiari per il solo controllo della moglie. Era un privilegio a senso unico.

Mi sono lasciato andare nel sognarlo più poeticamente come  una bella espressione d’amore inter  familias, indistintamente. E pensare che nello stesso periodo (pochi decenni prima di  Domiziano, ovvero nel I° secolo avanti Cristo), ci fu il poeta Gaio Valerio Catullo che cantò cose meravigliose riguardo al bacio. Indimenticabile il carme dedicato alla sua amante Clodia, paragonata (e sostituita nel suo immaginario amoroso) alla poetessa greca Saffo dell’isola di Lesbo vissuta 5 secoli prima. L’amata Clodia, alla quale diede il nome letterario e intimo di Lesbia. Vale veramente la pena riproporvelo, per farvelo assaporare in tutto il suo romantico, passionale e pulito significato:

Viviamo, Lesbia mia, e amiamo e non badiamo alle chiacchiere dei soliti vecchi troppo severi. Il sole tramonta e poi risorge, ma noi, una volta che il nostro breve giorno si è spento, dobbiamo dormire una lunga notte senza fine. Dammi mille baci, poi cento, poi altri mille, poi cento ancora. Quindi, quando saremo stanchi di contarli, continueremo a baciarci senza pensarci, per non spaventarci e perché nessuno, nessuno dei tanti che ci invidiano, possa farci del male sapendo che si può, coi baci, essere tanto felici.

Notate tra l’altro l’attualità di quanto scriveva, in termini di scontro generazionale e del sentimento dell’invidia. Così Catullo corteggiava la sua amata e la tranquillizzava in questa dolce e tenera dimostrazione d’amore. Ma, nello stesso tempo, si presentava anticonformista e incurante della mentalità del tempo.

Facendo un salto di quasi due millenni, mi trasporto all’inizio della seconda metà del ‘900, dove il bacio pubblico sulla bocca era ancora un divieto sacrale, da dover continuamente essere censurato. Nello stupendo film di Giuseppe Tornatore, “Nuovo Cinema Paradiso”- 1988- , si racchiude tutta quella che ipocritamente è stata un’epoca di falsi moralismi, vergogne e perbenismi che tanti problemi di esibizione fisica d’affetto hanno lasciato nelle generazioni oggi più vecchie.

La sequenza di tutte le scene d’amore dove le decine di baci dati in continuità avviluppavano i sentimenti e i corpi degli amanti (scene tagliate di diversi film a causa della censura clericale degli anni del dopoguerra e ricomposte in un unica pellicola), è una splendida e artistica poesia senza parole, fatta di tenere immagini e di una toccante colonna sonora. Arrivati però al ’68, le cose iniziarono a cambiare, e, per reazione, il bacio assunse un significato di protesta. Aveva di solito un sapore di fumo ed erba…. non quella dei prati. E in tale periodo rivoluzionario, si andò oltre, superando questo affettuoso o passionale scambio d’amore. Il tutto, nel rovesciare il tavolo del passato, fu gettato come un calzino sporco. Si ottennero grandi risultati nello sviluppo della maturità e dell’educazione sessuale. Con un piccolo inconveniente, però: sversando l’acqua sporca del vaso, si gettarono via anche i fiori, con i profumi di rose che spesso hanno i baci. Voglio dire che attaccando e sovvertendo le regole costrittive e restrittive, si passò al sesso libero, a tutta manetta: il bacio diventò un ricordo.

Arrivo all’epoca attuale. Sono seduto in Campo dei Fiori, a Roma, e le cose sono ulteriormente cambiate: ho iniziato a scrivere di baci, perché due giovani adolescenti, appena dietro un angolo ma alla luce del sole, si stanno limonando da quasi un’ora, dal momento  in cui ho iniziato a gustarmi un buon calice di vino rosso accompagnato da goloserie d’apertura per la cena. E non è un prolungato bacio alla francese, ma un vero e proprio umido pomiciamento.

E non danno l’impressione di volersi fermare.

Campo dei fiori, Roma

Si è forse ritrovata la libertà del bacio in pubblico, ma a differenza di decenni fa, non ha più il sapore di una tenerezza reciproca o di uno strappo alle regole, ma solo di uno scambio ormonale orchestrato dalla chimica del corpo.

Forse è meglio così, piuttosto di quanto capita nelle discoteche dove non c’è proprio traccia del bacio romantico. Di solito, complici di questa perduta usanza, sono il luogo semioscuro, l’alcool, il frastuono e spesso la droga, leggera o non. Che peccato: il bacio vissuto come uno stimolo e un preliminare al desiderio sessuale, ora, in quei luoghi, non è altro che un ostacolo saltato a piè pari.

Tornando agli innamoratini adolescenti di piazza, gli anziani diranno:

ehhh, si faceva anche ai nostri tempi!

Si, ma di nascosto, perché si avevano fra le mani  due squilibrati piatti della bilancia, uno della morale pubblica e l’altro della sparagnina confidenza del proprio corpo. Vergogne pubbliche e vergogne private. Ma quanto di più bello c’è vedere due che si baciano in un casto trasporto fisico con la sola volontà di dire ti amo! No!  in tanti di noi, ahimè, l’assistere in pubblico ad un bacio sulla bocca, procura disagio, disapprovazione o quasi fastidio.

Ritengo che queste reazioni siano figlie solo di noi stessi, di quanto  noi non siamo puliti dentro, in tutti i sensi, e non di chi abbiamo di fronte. Di nostre tristezze ed impudicizie interiori. Quando esercitiamo repulsione e condanna (piccola o grande che sia) sugli amanti che si svelano pubblicamente, sembra proprio che abbiamo la necessità di vomitare i nostri succhi gastrici sessuali, liberandoci di quell’acido che poi ci fa star meglio.

E’ una sorta di catarsi della nostra sessualità malata.

Anche quest’anno al Festival del Cinema di Cannes è stato presentato un corto metraggio proprio dedicato al bacio, con spezzoni simili a quelli del film di Tornatore del ’88, in tutto il suo romanticismo. Sulla pellicola tutto va bene, tutto è accettato o perlomeno non crea disagio, mentre nella vita reale non è così ! Ma il bacio non è e non deve essere finzione ma realtà, e in quanto tale deve essere accettato e non più censurato. Il bacio è e deve essere una dolce e reale espressione fisica d’amore, anche pubblica, vissuto come contraltare di tanti riprovevoli gesti fisici che ogni giorno scorrono sotto i nostri occhi! Solo quando è usato come fiammifero per accendere bollenti spiriti sessuali, allora è opportuno andarlo a incenerire in pudica intimità, abbandonando il pubblico.

“Nuovo cinema paradiso” di Giuseppe Tornatore

E il bacio nel futuro del III° millennio, che cosa sarà? Forse solamente un “messaggino” telefonico via etere (sms) di una stilizzata faccina (emoticon) con le labbra arricciate, avente in sottofondo una voce metallica che dirà: “Ti voglio bene”. A quel punto non creerà più problemi collettivi: ahimè, dico io, meglio le contrapposte reazioni umane che la freddezza generale consumata su onde elettromagnetiche della rete.

Il bacio mi ha spinto in un’analisi forse troppo biasimevole, perdonatemi, ma ho voluto fare il Grillo Parlante, a noi tutti, stimolando l’autocritica e cercando di indirizzarla sui giusti binari. Ho buttato acqua sul fuoco di pensieri libertini da una parte e soprattutto ho smorzato le critiche e i giudizi troppo duri, severi e bacchettoni dall’altra.

Cerchiamo di  vivere più rilassati nei confronti della sessualità ….anche di quella delle sole labbra che si incontrano in un bacio dato in piazza.

ANTONIO PELLACARPI

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