OSTERIA DELL’ORSA

<< Scusa una cosa, ormai è tanto che vengo qua e non so perché, ma proprio stasera mi è sorto questo dubbio: ma perché dell’Orsa? >>

Iniziò così il piccolo scambio di parole che instaurai poco tempo fa con Fabio Rodda, uno dei soci dell’Osteria dell’Orsa. Lui, paziente ma credo anche in piena fase acuta di tonsillite mi guardò sorridendo e mi disse: <<Guarda è una storia lunga, dato che non ho voce se vuoi ti regalo questo libro>>. Lo accettai meravigliato, un regalo a casa mia è pur sempre un regalo, figuriamoci un libro! Il libro in questione è quello recentemente pubblicato in onore dei 40 anni compiuti dall’Orsa, celeberrima osteria bolognese cuore pulsante di via Mentana. Il libro l’ho divorato in preda alla stessa curiosità che mi ha spinto nel domandare a Fabio il motivo di un nome tanto bizzarro quanto intrigante per un’osteria bolognese. Dopo questo piacevole incontro sento il bisogno di ribadire a me stesso e ai miei pochi lettori come la curiosità sia il motore del cammino umano: la curiosità è salvezza.

Libro “40 anni di Orsa”

Grazie al libro “40 anni di Orsa” ho imparato tanto, mi si è aperto un mondo. Io, sbarbatello autoappellatosi bolognese solo perché da 5 anni domiciliato nel capoluogo emiliano, vengo per la prima volta a conoscenza della storia di un’Osteria descrivibile nei modi più disparati: così tanti che non riesco a trovarne uno. Sicuramente, alla luce di questo libro, “buon ristorante” risulta quasi offensivo. L’Orsa è uno stile di vita. Chi l’avrebbe mai detto che l’Orsa del 2019 era decenni fa patria di idee, musica, rivoluzioni. Eppure, forse la domanda che qualche sera fa feci a Fabio non è stata posta per caso. Forse, nel profondo, anche a me quel posto ha sempre trasmesso qualcosa.

Entrata dell’Osteria

A dir la verità non saprei ricordare la “mia prima volta” seduto in uno di quei lunghi e vecchi tavoli, con le gambe sotto la tavola e un bicchiere di vino davanti. A me piace giustificare questa mia amnesia facendo questo parallelismo: <<Voi ve la ricordate la prima volta in cui avete preso coscienza di casa vostra?>>. Eravate troppo piccoli per ricordalo, eppure un ricordo nel vostro subconscio esiste ed è presente. Allo stesso modo mi piace pensare che la prima volta che svoltai l’angolo da Via Belle Arti per andare verso via Mentana vedendo l’insegna dell’Orsa qualcosa in me si risvegliò. Mi piace inoltre pensare che questo “qualcosa” ha visto la luce proprio qualche sera fa in seguito alla mia domanda rivolta al gestore.

La mia personale esperienza di Orsa è la conferma di un’anima che arranca ma che ancora resiste in quel di Bologna. Perché sì, Bologna sta perdendo la sua magia, l’ho notato io e l’hanno notato anche alcuni autori del libro che ho appena finito di leggere. Eppure, luoghi come l’Osteria dell’Orsa mantengono fisso un ideale, un punto fermo in una città che si evolve e corre dietro al turismo di massa, a Ryan Air e a tutti gli escamotage acchiappa soldi di sto mondo. All’Orsa ci vai perché ci vuoi andare, perché ne hai sentito parlare.

Il piatto forte: tagliatelle al ragù

All’Orsa ci porti quegli amici con cui vuoi fare bella figura per confermare a loro in primis e poi a te stesso che i tuoi racconti su cosa rappresenti l’anima di Bologna non sono deliri di uno studente universitario in preda all’euforia giovanile. È un’emozione forte, che pulsa. All’Orsa c’è un mondo da scoprire. Ed è continuando a sfogliare le pagine di questo fantastico libro che mi imbatto in un nome a me conosciuto e chiude il cerchio tra me e l’Osteria. Nella sezione dedicata agli “amici dell’Orsa” leggo un piccolo contributo di un uomo, un Professore che per me ha rappresentato un mondo: Lucio Pegoraro. Professore (nonché relatore della mia tesi in diritto costituzionale comparato) di una profonda umanità: “per forza penso io! È un amico dell’Orsa”. Così rimango ancora più folgorato dalla storia di un’Osteria che è sempre stata qualcosa di più che un semplice posto dove si mangia e si beve. Luogo che ha ospitato molteplici personalità: da Umberto Eco a Lucio Dalla (solo per citare i nomi più conosciuti), da concerti Punk a concerti Jazz fino ad arrivare a me. Una delle tante persone con una propria storia arricchita anche dal civico 1 F di Via Mentana. Ed è proprio quando ci ritorni ed ordini le tagliatelle al ragù (fatte come Dio comanda) che ti senti a casa e appagato, soprattutto dopo aver affrontato un esame. Che sia andato bene o male non è un problema fino a quando sei all’Orsa: locale dove addirittura il telefono non ha campo e quindi si è costretti a parlare o, alle brutte, ad osservare gli altri.

 Lunga vita all’Osteria dell’Orsa,

animale mansueto ma pronto a tutto per difendere i propri cuccioli

ed allo stesso tempo

costellazione che guidava i marinai nelle limpide e calme nottate di mare

EDOARDO CAPPELLARI

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