IL VUOTO DA RIEMPIRE

Non ho problemi ad ammettere che il mio primo voto politico per le elezioni nazionali l’ho dato al Movimento 5 Stelle. È con questo mea culpa che sottolineo un elemento che ad oggi non è mai stato preso in considerazione dall’agenda politica dei più vecchi e “storici” partiti italiani che avrebbero dovuto perlomeno porsi una domanda fondamentale: <<I giovani credono nella politica?>>. Anzi, focalizzando il quesito esistenziale su sé stessi: <<I giovani credono nella nostra politica?>>.

Dal famoso V- Day di Grillo in quel di Bologna (e non fu un caso che fu scelta proprio la “dotta” come città), passando per la dirompente elezione del 2013, i grillini sono saliti alla ribalta della scena politica nazionale proprio in nome di quell’antipolitica che professavano dai vari comizi di città. Un’antipolitica che aveva un sano principio di fondo ma vittima di un paradosso che oggi è del tutto esploso al suo interno. Se prima era un “io contro tutti”, oggi cos’è? Quell’antipolitica del popolo che doveva scardinare e sconquassare tutto, che fine ha fatto?

Piazza Maggiore (BO), Vaffa Day.

Ritornando quindi alla domanda iniziale, sono convinto di poter vestire i panni di portavoce generazionale e poter confermare che <<no, noi non ci crediamo in questa politica>>. Mi spingo oltre. A mio avviso, la risposta che dogmaticamente evidenzio, è rafforzata dai fatti del 21 novembre 2019 di Piazza Maggiore: la nascita delle Sardine. Se si vuole avere occhio critico e non fermarsi ai soliti triti e ritriti slogan che hanno decisamente stufato, cosa hanno rappresentato le sardine? Un movimento, che a differenza di quello di Grillo ha avuto origini dal basso, che però non si è incanalato in una vera proposta. Tanti slogan, tante grida di lamento (più che sacrosante), un nemico comune, ma… nessuna proposta. Questo perché? Perché la mia generazione non ha solo la sfortuna di aver incontrato una delle peggiori classi dirigenti della storia italiana bensì vive in un’epoca senza un corpo pensante di riferimento. Non ci sono più i così detti maestri, i provocatori, i filosofi prestati alla politica o i pensatori fini a sé stessi.

Gaber, Fo, Celentano, Albanese, Jannacci.

Chi sono oggi gli artisti impegnati? I pensatori? C’è qualcuno che si auto elogia come rivoluzionario ma alla fine si dimostra solo reazionario (e c’è una gran differenza). Quindi tutte queste coscienze giovanili che fine fanno? Rimangono in una piazza che emula proteste condotte anni prima dai genitori ma che non si concretizzano mai in fatti politici importanti. Questo non tanto perché sia colpa dei giovani (e ora che si dica forte e chiaro!) ma perché i padri non sono in grado di insegnare.

Le Sardine.

Massimo Recalcati dal palco di Piazza Santo Stefano di Bologna nell’edizione del 2018 della Repubblica delle Idee stregò la platea con una domanda non tanto diversa da quella che pongo io oggi: “che futuro ha un figlio?”. La risposta che diede Recalcati è che c’è stata nei giovani una progressiva metamorfosi dall’esperienza della mancanza, all’esperienza del vuoto. Vi è oggi un sostanziale mescolamento tra due concetti, o per meglio dire esperienze, che in realtà sono totalmente diverse. La mancanza presuppone un desiderio, una ricerca, un viaggio che si vuole intraprendere. È il desiderio che viene a mancare nei confronti di qualcosa che si è conosciuto. Pensando a due amanti che non si vedono da tempo, la prima domanda che si pongono è: “ti sono mancato?”. Questo a testimonianza del fatto che la mancanza non è altro che un preludio al desiderio. È importante definire ciò perché si desidera quello che ci manca, e senza mancanza quindi non c’è progetto, non c’è futuro, non c’è viaggio. Il vuoto invece è tutt’altra esperienza. Il vuoto presuppone un elemento che lo colma: è totalmente diverso dal primo concetto perché non ha come risultato un desiderio, perché non è figlio di un’esperienza.

Noi giovani crediamo nella politica? No! Perché non sappiamo cos’è e per questo non ci manca, vogliamo solo colmare un vuoto.

EDOARDO CAPPELLARI

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